LA PROFUGANZA DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

PREFAZIONE

Le vicissitudini della profuganza degli appartenenti alla Comunità di Mossa nel corso della prima guerra mondiale, sia in Austria-Ungheria che in Italia, sono state completamente trascurate; vicende personali e/o famigliari abbandonate all'oblio. Praticamente non vi era  famiglia del paese che non abbia subito la profuganza in quel periodo. Storie di abbandoni, di amicizie interrotte, di consuetudini abitudinali mutate ( la comunità era prevalentemente contadina), affetti recisi, partenze improvvise e senza nulla da portare con se, mariti e figli al fronte senza notizie, morti sepolti nelle località di profuganza. Drammi che non sono mai stati evidenziati se non nel ricordo prettamente famigliare. Non vi sono molti elementi per ricostruire la vicenda. Testimoni ormai morti con figli anziani o morti anch'essi, nipoti e pronipoti non più interessati alla ricostruzione di tali vicende famigliari. La storiografia ufficiale sui nostri profughi è molto carente; si possono ritrovare vari resoconti o numeri, ma quasi mai nominativi di persone; nè vi sono molti elementi probatori di indagine al fine di giungere ad un elenco verosimile dei profughi della Comunità di Mossa di quel periodo. Unica fonte di notizie, seppur parziale, rimane quella riscontrabile nei registri parrocchiali con le annotazioni delle nascite e delle morti di quanti erano interessati dalla diaspora. Da tali dati si può risalire al nucleo famigliare cui presumibilmente faceva parte il nato o il defunto. Dalle fonti parrocchiali sono stati ritrovati i nominativi di circa 300 profughi in Italia e di circa 90 in Austria-Ungheria, inoltre risultano circa 100 nominativi di persone presumibilmente rifugiate presso parenti e/o conoscenti in aree limitrofe a Mossa ma lontane dal fronte ( entroterra di Gorizia, Cormons, Giassico, ecc. ) Pertanto va da sè che per tutte le famiglie che non hanno avuto nati o morti in profuganza i registri parrocchiali nulla segnalano; per tali famiglie si può solo fare un collegamento, peraltro non probatorio, con quelle loro imparentate, al fine di desumere l'eventuale presunta area di ricovero. Dal libro " Mossa nella storia " pubblicato a cura del Comune di Mossa nel 2009, alla pagine 162, si legge che don Arturo Pinat in una annotazione del 28.01.1920 indica che la popolazione residente era di 600 persone mentre dovevano ritornare ancora 720 profughi e che tali dati risultano raccolti alla fine del 1918. Si precisa che don Pinat rientrò a Mossa dalla Sicilia nel marzo del 1919.